Inzaghi, il re della tattica

Capolavoro.  Con questa parola si può perfettamente descrivere ciò che sta facendo Simone Inzaghi sulla panchina della Lazio. Arrivato tra lo scetticismo generale, dopo la nota querelle Bielsa, il tecnico dei biancocelesti ha zittito i più critici e conquistato tutti. Con la forza del lavoro. I 53 punti in classifica in campionato sono là a testimoniare e a confermare quanto di buono è stato fatto. Ma il punto più alto è stato toccato, senza alcun dubbio, con il successo nel derby in semifinale di Tim Cup contro la Roma. Un qualcosa di fortemente voluto e di studiato nei minimi dettagli.

Una vera e propria partita a scacchi con il rivale Luciano Spalletti, stravinta da Simone Inzaghi. Sotto tutti gli aspetti. A partire dalla scelta del modulo, il 3-5-2, che ha portato alla rinuncia del tridente. In molti avevano storto il naso, ma la disposizione tattica si è rivelata vincente prevalentemente per due motivi. Il primo riguarda la posizione di Milinkovic, perfettamente a suo agio nel centrocampo a cinque. Il serbo ha annientato Nainggolan, ha creato superiorità numerica e ha trovato il gol, con un perfetto triangolo con Felipe Anderson. Il secondo risponde al nome di Keita, vera e propria arma letale quando entra a partita in corso. Vedere l’azione del raddoppio firmato Ciro Immobile per averne conferma.

Alta densità, ritmi elevati, pressing asfissiante e a tutto campo: questa è stata la Lazio contro la Roma. Questa è stata la partita perfetta firmata in calce da Simone Inzaghi.  Senza alcun dubbio, è stata la vittoria del gruppo e del collettivo. Però non si può affatto negare che sia soprattutto stato il trionfo di un allenatore che si è totalmente e prepotentemente, seppur in maniera silenziosa, umile e caparbia, preso la scena. E che ora non vuole assolutamente lasciarla. Perché, si sa, l’appetito viene mangiando.